Ora e temperatura di Tokyo

Nome: Miyavi (ma nessuno sa quale sia il vero nome)

Data di nascita: 14.9.1981

Luogo di nascita: Hyougoken

Domicilio: Amagasaki

Altezza: 185 cm

Peso: 57 kg

Gruppo sanguigno: AB

Cibo preferito: Sushi

Colore preferito: rosa





Nel giugno 1999 Miyavi entra a far parte del gruppo indies Dué le quartz come chitarrista, in seguito però acquisterà  un ruolo di spicco, poiché compone quasi tutti i pezzi e scrive gran parte delle canzoni. A quel tempo si faceva chiamare Miyabi, che significa “eleganza”.

Nel novembre dello stesso anno esce il loro primo album sotto un’etichetta indipendente, Mikansei no Jekyl to Hyde, già molto promettente.

La consacrazione arriverà  con "Jisatsu Ganbou" che esce il 28 maggio 2000, e riconosciuto come uno dei migliori album indies. Proprio quando si pensava che una major li avrebbe scritturati, Miyabi lascia inaspettatamente la band, portando così all'inevitabile scioglimento dei Dué le quartz l’8 giugno 2002.

Poco dopo dopo Miyabi annuncia la sua carriera da solista e cambia il nome in Miyavi. 
Cambia completamente look, tagliandosi i capelli, e non vestendosi più “visual-dark”. Dopo alcuni singoli, esce il primo album "Gagaku", di discreto successo seguito da un live di altrettanto successo.

Dopo altri singoli ed un film, Oresama Miyavi, esce il secondo album “Galyuu” nel 2003.

Adoro Miyavi e la sua musica, il genere hard rock un po’ pazzo. Le sue canzoni sono una più bella dell’altra. Vi consiglio Shindemo Boogie Woogie e  Pop is dead. Oddio meglio che non vado avanti a consigliarvi sue canzoni perché le elencherei quasi tutte. Miyavi fa anche pezzi lenti che sono veramente belli e ben curati.

Avrete capito che Miyavi è uno dei miei cantanti preferiti quindi non posso certo non consigliarvelo.


Curiosità:

se non diventava cantante avrebbe voluto fare il medico

ha 10 piercing e il tatuaggio sul braccio destro scritto in Kanji è: " tenjo tenka yuiga dokuson " (io sono l'unico. Nel cielo e sulla Terra)

ha disegnato vestiti e fatto da modello per una rivista di Gothic Lolita

© Sheila